Criteri di individuazione e compiti del preposto

Ai sensi della normativa vigente in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, il “preposto” è la “persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa” (art. 2, c. 1, lett. e), D. Lgs. n. 81/2008).

La normativa in materia di salute e sicurezza (art. 19, D. Lgs. n. 81/08) impone alla figura del preposto i seguenti compiti (penalmente sanzionati con l’arresto o l’ammenda):

  1. sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi ed individuali messi a loro disposizione ed informare i superiori in caso di persistente inosservanza;
  2. verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  3. richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
  4. informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
  5. astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;
  6. segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente le deficienze dei mezzi di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, nonché ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro;
  7. frequentare corsi di formazione.

Il dovere del preposto non consiste nell’adottare misure di prevenzione, bensì nel far applicare quelle predisposte da altri soggetti a ciò deputati, intervenendo con le proprie direttive ad impartire le cautele da osservare.

E’ necessario focalizzare l’attenzione su questo chiaro concetto: chi ordina un qualsiasi tipo di lavoro omettendo di controllare che questo avvenga nel rispetto della normativa antinfortunistica sarà inevitabilmente chiamato a risponderne penalmente in sede di accertamento delle responsabilità penali da danno alla persona, omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale: il preposto è colui che espressamente ordina operazioni lavorative, talché  automaticamente deve controllare anche che il lavoro si svolga in modo sicuro.

Affinché il preposto possa essere chiamato a rispondere in concreto dell’infortunio eventualmente occorso, bisogna utilizzare il criterio dell’effettività, ossia verificare che egli abbia in concreto il potere di intervenire nei compiti precettati, per cui l’area della sua responsabilità viene circoscritta dagli effettivi poteri a lui spettanti (art. 288, D. Lgs. n. 81/2008).

Si noti, peraltro, come il legislatore abbia chiaramente voluto rendere i preposti – così come i dirigenti – destinatari delle norme antinfortunistiche iure proprio, ossia in ragione del ruolo rivestito all’interno dell’organizzazione aziendale, senza che sia necessario il rilascio di una delega in tal senso. In altre parole, i preposti sono destinatari di una investitura originaria e non derivata dei doveri di sicurezza.

Il concetto di “sovrintendere”

Con il termine “sovraintendere” si “indica essenzialmente un’attività rivolta a vigilare sul lavoro dei dipendenti, per garantire che esso si svolga nel pieno rispetto delle regole di sicurezza imposte dalla legge e dagli organi dirigenti dell’azienda e comporta anche un limitato potere di impartire ordini e istruzioni di natura meramente esecutiva” (Corte App. Milano, 23/10/98).

Il tratto essenziale di tale funzione è vigilare, attività chedovrebbe consistere in un assiduo controllo dello svolgimento dell’attività lavorativa, in conformità ai modi, ai tempi e agli obiettivi fissati in via generale dai superiori gerarchici (i dirigenti) e sulla base dei criteri di massima, con i mezzi, le attrezzature e i presidi di sicurezza dagli stessi preordinati” (Di Lecce, Culotta, Costagliola, Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, Pirola editore, Milano 1997 pag. 138).

Il sovrintendere richiede però un requisito preliminare, ovvero il possesso di una supremazia riconosciuta sugli altri lavoratori: “chiunque si trovi in posizione tale da dover dirigere e sorvegliare l’attività lavorativa di altri operai ai suoi ordini” (Cass. 760/91).

In merito, si consideri che la individuazione dei destinatari delle norme antinfortunistiche “va compiuta non tanto in relazione alla qualifica rivestita nell’ambito dell’organizzazione aziendale ed imprenditoriale quanto, soprattutto, con riferimento alle reali mansioni esercitate che importino le assunzioni di fatto delle responsabilità a quelle inerenti, la qualifica e le responsabilità del preposto non competono soltanto ai soggetti forniti di titoli professionali o di formali investiture, ma a chiunque si trovi in una posizione di supremazia, sia pure embrionale, tale da porlo in condizioni di dirigere l’attività lavorativa di altri operai soggetti ai suoi ordini” (Cass. 7999/88).

In questo caso il preposto svolge un compito che, definito genericamente dalla massima come “dirigere”, rappresenta un modo concreto di sovraintendere all’attività dei lavoratori.

Conclusioni

Possiamo dunque affermare che “in materia di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, il preposto condivide con il datore di lavoro – ma con sfumature diverse secondo le sue reali mansioni, oneri e responsabilità – soltanto gli obblighi di sorveglianza, per cui egli non è tenuto a predisporre i mezzi antinfortunistici, essendo questo un obbligo esclusivo del datore di lavoro, ma deve invece vigilare affinché gli ordini vengano regolarmente eseguiti. L’omissione di tale vigilanza costituisce colpa se sia derivato un sinistro dal mancato uso di tali cautele” [Cassazione penale, sez. IV, 21 giugno 1988, Cass. pen. 1989, 1091 (s.m.). Riv. pen. 1989, 377. Giust. pen. 1989, II,362 (s.m.)].

In particolare trattasi di un soggetto, alle dirette dipendenze del datore di lavoro, al quale è attribuita (di fatto, o mediante specifico incarico) una funzione di controllo permanente e di sovrintendenza nello svolgimento della prestazione lavorativa. In particolare, ha ritenuto la Corte di Cassazione che “i preposti non esauriscono il loro obbligo con l’impartire generiche disposizioni al personale sottostante, essendo essi tenuti a vigilare sulla concreta attuazione di tali disposizioni e a predisporre i mezzi che si rendano necessari” (Cass. 745/82).

Anche prescindendo da una formale investitura da parte del datore di lavoro nella posizione di preposto con attribuzione dei compiti connessi e delle conseguenti responsabilità, il preposto (anche di fatto) sarà comunque obbligato a rispettare e a far rispettare ai lavoratori la normativa antinfortunistica, in quanto espressamente menzionato tra i soggetti contitolari dell’obbligazione di sicurezza dall’art. 2 comma 1 lettera e) e dall’art. 19, D. Lgs. n. 81/08, oppure per la supremazia di fatto esercitata su altri lavoratori (art. 299, D. Lgs. n. 81/2008).