La valutazione, posta a carico del datore di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori “senza limitazione ad alcune specifiche fattispecie”

G. Porcellana e M. Montrano (ASL TO 3)

Il precetto contenuto nell’art. 6 paragrafo 3 della Direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, che impone al datore di lavoro l’obbligo di “valutare i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici e nella sistemazione dei luoghi di lavoro”, ha trovato dapprima recepimento nell’articolo 4, comma 1, del D.Lgs 626/94 e, ora, negli articoli 17, comma 1 lettera a) e nell’articolo 28, comma 1 del D.Lgs 81/08.

Sul contenuto di quest’obbligo era già intervenuta la Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea n. 49/00 del 15/11/2001 che aveva sottolineato come la valutazione, posta a carico del datore di lavoro, dovesse riguardare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori “senza limitazione ad alcune specifiche fattispecie”.

Appare dunque lampante come l’obbligo di valutare i rischi cui sono esposti i lavoratori durante lo svolgimento delle proprie mansioni includa anche il rischio di contagio da COVID-19.

Diversamente, la valutazione non potrà che ritenersi parziale, con conseguente inadempimento da parte del datore di lavoro degli obblighi attribuitigli dalla legge.

Punto Sicuro 15/01/2009