Possibile registrare i funzionari pubblici nell’esercizio dei loro compiti

Sentenza interessante quella pronunciata dalla Cassazione penale, sezione V, 7 maggio 2020, n. 14005

Il Giudice di Pace di Asti aveva riconosciuto M.G. colpevole del reato diffamazione – perchè, quale funzionario del Nucleo Ispettorato del Lavoro di (OMISSIS), nel corso di un colloquio informativo con un lavoratore, offendeva il decoro e la reputazione del datore di lavoro alla presenza di altre due persone, condannandolo alla pena di giustizia nonchè al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile decisione che veniva confermata in sede di appello dal Tribunale di Asti. Avverso tale decisione veniva proposto ricorso per Cassazione da parte dell’imputato.

Tra i motivi di impugnazione vi era la deduzione della violazione di legge con riguardo all’acquisizione del C.D. contenente la registrazione della conversazione avvenuta presso gli uffici dell’Ispettorato del Lavoro tra l’imputato, nella sua qualità di pubblico ufficiale, e il lavoratore dipendente della ditta del ricorrente, nel corso della quale fu pronunciata la frase incriminata, in quanto per l’Ispettore trattavasi di attività di captazione avvenuta nel corso del compimento di un’attività riservata di polizia giudiziaria, assoggettata al segreto investigativo; oltre a ciò sostenne che si trattava di captazione avvenuta in un luogo riconducibile a quelli indicati dall’art. 614 c.p. (dimora privata).
La Cassazione ritiene, invece, che il ricorso non sia fondato in quanto il reato di cui all’art. 615 bis c.p. punisce chiunque, mediante l’utilizzo di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nell’abitazione altrui o in altro luogo di privata dimora, ma non è questo il caso come insegnano le Sezioni Unite che hanno affermato che rientrano nella nozione di privata dimora esclusivamente i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico nè accessibili a terzi senza il consenso del titolare, compresi quelli destinati ad attività lavorativa o professionale. (Sez. U, n. 31345 del 23/03/2017, D’Amico, Rv. 270076). La nozione in questione include, dunque, ogni luogo in cui la persona si trattenga per compiere anche in modo transitorio e contingente atti della vita privata, dalla quale vanno escluse le zone che non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo di sguardi indiscreti, essendo destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti (Sez. 5, n. 34151 del 30/05/2017 Rv. 270679).  Facendo corretta applicazione di tali principi, deve escludersi che l’Ufficio del Nucleo Ispettorato del Lavoro, in cui è avvenuto il colloquio nel corso del quale l’imputato ha pronunciato le parole incriminate, possa costituire un luogo di privata di dimora, poichè in esso si compiono abitualmente attività di rilievo pubblico; nella specie, il colloquio informativo con un lavoratore costituiva diretta esplicazione della funzione pubblicistica svolta proprio dal ricorrente, il quale non aveva neppure la disponibilità esclusiva dell’ufficio, condividendolo con i suoi colleghi che, infatti, erano presenti in quell’occasione.
Deve, pertanto, escludersi che si sia trattato di una captazione illecita, poichè, invece, costituisce una forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, (Sez. 6, n. 31342 del 16/03/2011, Rv. 250534; Sez. 2, n. 50986 del 06/10/2016,Rv. 268730) della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova in un processo, nel rispetto del divieto di divulgazione del contenuto della comunicazione che si fondino sul suo specifico oggetto o sulla qualità rivestita dalla persona che vi partecipa (Sez. U. n. 36747 del 28/05/2003, Torcasio e altro, Rv. 225465), che nel caso di specie non ricorrevano.